... perché dopo quasi un mese trascorso nella mia "vecchia" vita milanese,
sono tornata in quel di Madrid.
A celebrare il nuovo anno.
Anche se non vado piú a scuola da un bel pezzo, per me settembre é il vero gennaio.
Tutto ricomincia, dopo la pausa estiva, con entusiasmo, ansie, buoni propositi e noie al seguito.
Per quanto mi riguarda, a ottobre parte il master.
Metodología de la Investigación en Ciencias Sociales: Innovaciones y Aplicaciones.
Olé.
Tutti i pomeriggi/sera mi ritufferó nel mondo universitario tra medie, varianze e ricerche di mercato. Mi piace l'idea di ricominciare a studiare, lo vedo come linfa nuova, vitale. Solo mi chiedo chi saranno i miei compagnucci. Tutti neolaureati o ci sará qualche agée come me? Vedremo...
Giusto per mischiare passato, presente e futuro, quando ero a casa sono scesa in cantina a recuperare gli appunti di sociologia (risalenti al primo anno di universitá patavina) e di méthodologie de la sociologie (e qui parliamo di fotocopie ai tempi dell'eramus).
Mi ha impressionato rileggere le note prese di mie pugno, 14 anni fa.
In fondo mi sembrava ieri, anche il classico "chiamare Andrea", scritto sulla seconda di copertina insieme ad altre mille cose, con tanto di numero di telefono, rendeva tutto cosí attuale.
Magari è un segno e lo dovrei chiamare davvero!
Ma poi no, anche perché .. chi sará sto Andrea?
Ma continuando nel new deal settembrino, posso dire di non fermarmi alla formazione.
St'anno mi butto anche nel mondo del lavoro, dopo aver famigliarizzato con i social media per12 mesi, ho pensato bene di unire l' esperienza lavorativa (passata) e, finalmente, la mia passione (presente) proponendomi come community manager.
Anche in questo caso, aggiornamento continuo, libri, tutorial, workshop.
Insomma, c'é della carne al fuoco. Tutto sta nel toglierla dalla brace al punto giusto per poi servirla agli ospiti, calda e appetitosa.
A tutti voi auguro quindi un buon inizio e.. buon appetito!
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lunedì 26 settembre 2011
mercoledì 29 giugno 2011
pausa di riflessione
Quando le cose vacillano, la tendenza comune e' fare un punto della situazione.
Per individuare eventuali falle passate, presenti e, per prevenire le future.
Per correggere il tiro o anche solo per riprendere fiato.
Fermarsi. E Osservare.
Giugno, come Settembre, si sta dimostrando uno dei periodi piu' duri da quando mi sono trasferita qui. Con la differenza che la novita' porta con se' paure e timori ma anche entusiasmo, energia e adrenalina.
Ora, a distanza di dieci mesi dal mio arrivo, l'ebrezza del fare e disfare sta via via scemando.
Sono soddisfatta di quest'anno incredibile, rivoluzionario, sorprendente. Ma nello stesso tempo sono stremata, senza forze. Stanca.
Mi sento come se stessi arrivando alla prima tappa di un percorso di montagna.
Parete ripida e insidiosa, grande sforzo di concentrazione, equilibrio e lucidita' mentale.
Altezze vertiginose, puoi tornare indietro ma il dislivello ti porta a dire vado avanti.
E il dubbio si insinua Ce la faro'?
Durante la scalata ho assaporato paesaggi mozzafiato, visioni inaspettate. Ho scoperto una forza di volonta' che non avevo mai sperimentato. Mi sono concessa di vivere in maniera creativa, ricercando percorsi poco battuti, affascinanti e rischiosi al tempo stesso.
Ora pero' mi voglio riposare.
Non so nemmeno io facendo cosa. Probabilmente nulla.
Concedendomi di poltrire sul divano o semplicemente non pensando a cosa fare il giorno stesso, il giorno dopo e quello dopo ancora. Perche' quando non hai una routine, ogni giorno e' da inventare.
Vorrei andare oltre il senso di colpa che questo puo' provocarmi,
andare oltre il (mio) giudizio implacabile che rivedo negli occhi di chi si aspetta solo un MERAVIGLIOSO alla domanda come e' stare a Madrid? O di chi anelando ad un cambiamento, non riuscendo, sminuisce il tuo.
L'obiettivo delle mie vacanze sara' prendermi cura di me, curare le ferite di viaggio, mettere i piedi a bagno in un ruscello e finalmente fermarmi ad ammirare il paesaggio, compiacendomi della meta che ho raggiunto senza pensare subito, per una volta, a quella successiva.
Per individuare eventuali falle passate, presenti e, per prevenire le future.
Per correggere il tiro o anche solo per riprendere fiato.
Fermarsi. E Osservare.
Giugno, come Settembre, si sta dimostrando uno dei periodi piu' duri da quando mi sono trasferita qui. Con la differenza che la novita' porta con se' paure e timori ma anche entusiasmo, energia e adrenalina.
Ora, a distanza di dieci mesi dal mio arrivo, l'ebrezza del fare e disfare sta via via scemando.
Sono soddisfatta di quest'anno incredibile, rivoluzionario, sorprendente. Ma nello stesso tempo sono stremata, senza forze. Stanca.
Mi sento come se stessi arrivando alla prima tappa di un percorso di montagna.
Parete ripida e insidiosa, grande sforzo di concentrazione, equilibrio e lucidita' mentale.
Altezze vertiginose, puoi tornare indietro ma il dislivello ti porta a dire vado avanti.
E il dubbio si insinua Ce la faro'?
Durante la scalata ho assaporato paesaggi mozzafiato, visioni inaspettate. Ho scoperto una forza di volonta' che non avevo mai sperimentato. Mi sono concessa di vivere in maniera creativa, ricercando percorsi poco battuti, affascinanti e rischiosi al tempo stesso.
Ora pero' mi voglio riposare.
Non so nemmeno io facendo cosa. Probabilmente nulla.
Concedendomi di poltrire sul divano o semplicemente non pensando a cosa fare il giorno stesso, il giorno dopo e quello dopo ancora. Perche' quando non hai una routine, ogni giorno e' da inventare.
Vorrei andare oltre il senso di colpa che questo puo' provocarmi,
andare oltre il (mio) giudizio implacabile che rivedo negli occhi di chi si aspetta solo un MERAVIGLIOSO alla domanda come e' stare a Madrid? O di chi anelando ad un cambiamento, non riuscendo, sminuisce il tuo.
L'obiettivo delle mie vacanze sara' prendermi cura di me, curare le ferite di viaggio, mettere i piedi a bagno in un ruscello e finalmente fermarmi ad ammirare il paesaggio, compiacendomi della meta che ho raggiunto senza pensare subito, per una volta, a quella successiva.
lunedì 9 maggio 2011
I have a dream

e ancora una volta si e' compie il sogno americano.
Ieri sera ho visto il film di Muccino "La ricerca della felicita'" ed esagerazioni a parte, mi e' piaciuto .
L'incipit del post e' per chi ha gia' visto il film, o per chi non l'ha visto e non gliene frega niente di vederlo e sapere il finale.
Il seguito e' per tutti.
INCIPIT
In buona sostanza questo capolavoro di hollywood sentenzia "se veramente vali e vuoi qualcosa, quel qualcosa lo ottieni. Non permettere a nessuno di dirti il contrario."
Nella pratica, il protagonista e' travolto da uno tsunami di sfighe che farebbe perdere la pazienza pure a Gandhi, ma lui, Chris, va avanti per la sua strada - serafico - passando sopra al fatto che la moglie lo pianta, che se ne va a New York - e loro vivono a San Francisco -, che gli smolla il figlio di cinque anni, che viene licenziato, derubato, arrestato, buttato fuori di casa e vessato allo stage che frequenta alla veneranda eta' di 40 e passa anni - o almeno cosi' sembra dai capelli bianchicci, e non penso siano colpi di sole -.
Insomma un antieroe postmoderno. Fermo restando che parliamo di Willy Smith, che sulla presenza fisica non ha da invidiare niente a nessuno.
Alla fine il nostro eroe metropolitano ce la fa e, grazie alla sua intelligenza, determinazione, costanza e fiducia in se stesso, sfonda.
E sfonda alla grande dato che diventa millionario.
Ps: tra l'altro non ho ben capito se il film sia tratto da una storia vera, devo indagare.
IL SEGUITO
Lungi da me dal paragonarmi al povero Chris.
A parte il fatto che mi derubano una volta si e l'altra pure, la nostre quotidianita' non hanno molto in comune.
Pero' il momento che sto vivendo mi ricorda parecchio la sua voglia di essere felice, appunto.
Il suo desiderio di emergere, di ottenere qualcosa di buono dalla vita, anche di materiale.
Perche' alla fine questo film parla di ambizione. Di riscatto.
Del resto e' vero che il protagonista si occupa del figlio come una mamma chioccia, pero' quello che insegue e' l'affermazione sociale.
E diciamo che, ora come ora, una iniezione di stima all'americana era quello che ci voleva.
Il mio cosiddetto anno sabbatico sta per finire e sto facendo di tutto per portare avanti i progetti in cui credo, che mi fanno felice. Ma e' dura senza avere dei riscontri immediati - per lo meno per me, che ignoro la tanto ambita Pazienza, quella con la P maiuscola -.
E allora tampino piscine e scuole con i miei cv, mi dedico al blog e alla sua promozione sui social network, scrivo racconti - tra l'altro vi anticipo che sto per aprire un altro blog con wordpress di foto e racconti - e partecipo ai concorsi.
Mi sono anche proposta ad una agenzia che si occupa di gestire marketing e comunicazione di imprese social-oriented, ho fatto la preiscrizione al master in ricerche sociali e di mercato e alla escuela di idioma - per perfezionare lo spagnolo.
Quello che dico e', sto seminando .. arrivera' anche per me il momento del raccolto no? In fondo le mie aspettative sono ridotte, a me basta un sueño españolo non necessariamente uno a stelle e strisce. Uffa.
martedì 22 marzo 2011
non serve essere Einstein
Andare e tornare, partire e ritornare. Da quando vivo a Madrid capita. E capita spesso. Si confondono anche, le cose. Mi spiego meglio. Per le persone di Madrid vado in Italia e poi, sempre per loro, torno qui. Per quelli di Milano, ritorno .. in patria, e poi parto per la Spagna. Insomma, TUTTO E' RELATIVO. E per me, oltre che relativo, e' anche un po' ... non so trovare la parola. Confuso. No eccessivo. Entusiasmante. Anche no, dai. Pesante ... ecco si', forse. Ma direi, alla fine... artistico. Si perche' c'e' un po' di colore in questo movimento, c'e' un ribaltamento di punti di vista, c'e' un filo di dramma nel lasciare sempre qualcosa. Ma c'e' anche una ventata di novita' e cambiamento continuo. Devo anche dire, che soprattutto negli ultimi mesi, mi sento molto europea. E a parte l'ovvieta' di questa definizione, aggiungo che percepisco questa continuita' proprio sorvolando da una parte all'altra. Difatti, guardando fuori dal finestrino.. non ci sono interruzioni, c'e' terra e mare, laghi e montagna. E per tutto il tragitto. Detto questo, oggi sono stanca, sara' che mi sono svegliata molto presto per prendere l'aereo, sara' che e' primavera, sara' che questi giorni italiani non mi sono risparmiata. Sara'.. e comunque ora che sono andata e tornata a Madrid, riprendo la tavolozza spagnola e coloro un po'...
mercoledì 2 febbraio 2011
Nuove cose, incubi e Mourinho
Devo dire che da settimana scorsa i ritmi si sono accellerati... il nuoto, la casa, la scuola, la practica de monitor, il dentista (un classico ovunque vada, purtroppo per me), il corso di pittura e, ultima ma non per importanza, la vita di coppia. Insomma, non ci facciamo mancare nulla. Chissa' pero', se e' il mangiare troppo tardi la causa di alcuni incubi o se invece e' addirittura lo stress. Tutto quello che sto facendo mi piace, per una volta nella vita (no dai, forse anche piu' di una...) mi sembra di cogliere il momento presente, pero' non riesco a godermelo fino in fondo. E non consciamente. Nel senso che da sveglia, mi sembro superserry, invece da dormiente mi sembro una squilibrata... Chissa' se la ragione - nel vero senso della parola - stia nel mezzo. Il fatto e' che sono due giorni (premetto e chiedo scusa al pubblico maschile sensibile all'argomento... che sono quei giorni) che la mattina faccio dei sogni assurdi e soprattutto bruttissimi. Tipo oggi ho sognato, nell'ordine, che non riuscivo ad alzarmi dal letto e che quando sembrava ce la facessi, vicino a me c'era una barella; che avevo le visioni tipo schizzofrenica e le vedevo solo io confermando quindi la diagnosi e infine che entravano i ladri in casa ma per fortuna c'erano Marina Giordano e Franco Boschi (noti protagonisti della soap Un posto al sole - che non perdo neanche morta grazie a San Benedetto da Internet.. ) a proteggermi dagli intrusi. Dai cazzo, ma cos'e'? Allora, visto che ho amiche psicologhe amanti dei blog, le precetto tutte per spiegazioni e soluzioni - :) anche se, potrei azzardare un'ipotesi. Ansia. La solita vecchia amica con la A maiuscola, che non smette di accompagnarmi perche' proprio non ce la posso fare a non tenere le cose sotto controllo e a non sapere come andra' la mia vita. Si vabbe', ora sono contenta ma poi? E se un giorno volessi tornare a fare quello che facevo prima? E se desiderassi volver nel mio BEL paese? Capirete che le domande si sprecano e le risposte vacillano. L'unica cosa che so e' che ora devo andare dai miei "studenti".. che fanno tenerezza poverini mentre cercano di imparare a nuotare. E non parlo dei bambini, ma degli adulti! Mi tirero' su con loro e soprattutto con Mou stasera... e magari, quando ci guarderemo da mister a mister, capiro' un sacco di cose...
mercoledì 22 dicembre 2010
the day after...
Quasimodo aveva ragione.. e pure Rossella.. Oggi e' un altro giorno. Ieri l'esame e' andato bene. Mi sembra. Anche se .. 3 ore a rispondere a domande su una poltroncina dell'Auditorium della facolta' INEF (il nostro ISEF) mi han devastato la schiena e il cervello. Tutti i neuroni che non ho bruciato negli anni universitari, se ne sono andati nella notte, han fatto le valigie.. poverini, volevano prendersi del tempo anche loro, iniziare le vacanze. Oggi li ho raggiunti.. si sono finalmente liberaaaa da impegniiiii!! E una voce dentro di me, dice " si perche' prima?" Eeeeeeh noooo cara la mia vocina.. ho preparato un documento di 150 pagine in una lingua non mia, ho studiato un bel librone di 300, sempre in un'altra lingua, continuando a fare la ama de casa, cucinando, stirando, etc.. allenandomi in piscina e cercando di mantenere un equilibrio psicofisico stabile. Oggi, dopo essermi svegliata alle 11, ho fatto un'ora di yoga.. e mi sono dedicata al mio blog. Ho cercato di cambiare il template e ci sono riuscita. Quello che non ho capito e' come intervenire su questo.. magari trovero' qualche anima pia che mi aiutera'??? Mi sento come se stesse finendo una fase. Quella piu' eplorativa, dentro di me soprattutto. Venerdi' tornero' in Italia, poi andremo dai genitori del niño alle Canarie e poi di nuovo in Italia.. insomma prima della seconda meta' di gennaio saro' in "pausa Madrid". Allora iniziera' una nuova fase, meno introspettiva e piu' operativa: ci sara' la pratica per diventare istruttore, il corso di spagnolo serale, le gare di nuoto con il club master e, spero, piu' vita sociale. Ma adesso torno con i neuroni in vacanza rimandando progetti, buoni propositi e obiettivi alla fine di gennaio.. hasta luegooooooo!!
lunedì 15 novembre 2010
.. un altro giorno, un nuovo anno.
Tra pochissimo e' il mio compleanno - 32esimo -. Sono passate due settimane dall'ultima volta che ho scritto sul blog e non perche' non avessi niente da scrivere, anzi. Ho fatto in tempo a tornare dall'America, ripartire per l'Italia e volver a Madrid. A fare il test di ammissione per il corso di istuttore di nuoto, passarlo e a breve.. iniziarlo. A terminare la mia prima opera in carboncino e a capire che quello che ho intrapreso e' un cammino da cui non si torna indietro. Ehhhhhh????? Ma che cazzo vuol dire? Insomma, ho mollato il lavoro, lasciato il mio paese, i miei affetti, la mia casa, la mia macchinaaaaaa... per venire qui nella Penisola Iberica a insegnare nuoto e fare acquarelli?? Il mio ego in questo processo sta soffrendo come non mai. Non ho piu' la mia maschera sociale con cui mi pavoneggiavo nel teatrino del gioco di ruolo della donna in carriera (che poi .. parliamone). Ora non ho maschere e viaggio un po' nuda in questa nuova citta', dove pero' ho la fortuna che nessuno mi aveva mai visto vestita. La vera difficolta', per me, ora, in un nuovo paese etc... vedi sopra, e' quella di abituarmi a cercare le mie risposte dentro di me, non nello sguardo di approvazione o disapprovazione degli altri. "Ti piace la mia mascherina di Pulcinella? noooooo??? non c'e' problema aspetta che mi metto quella da Arlecchino, meglio vero?" Che poi il punto non e', che brutto truccarsi da Pantalone, per niente, la magagna e' non essere consapevoli di farlo. Ora so solo che non mi voglio piu' travestire. Per il momento il carnevale e' in stand by. Poi non so ancora se, un giorno, mi rimettero' certi costumi. Di certo, se mai lo faro' spero di essere cosciente del gioco in atto, cosi' da divertirmi anche io, nel circo della vita. Toma yaaaaaaaaa!!!! - espressione di sorpresa giappo-spagnola - .
martedì 2 novembre 2010
Back to home
.. e alla fine siamo ritornati a Madrid... back to home! oppure, back to home? Ieri mattina mentre planavamo sulla capitale spagnola pensavo "finalmente a casa", e lo pensavo anche mentre scorgevo dal taxi i palazzi e la spianata intorno alla M40; l'ho pensato anche mentre entravo in appartamento ma poi, ho sentito che questa dove vivo non e' ancora CASA. Quella con la C maiuscola, quella dove ti guardi in giro e ti rispecchi. Quella dove senti di essere libera, dove ti senti protetta e sicura, quel luogo inviolabile, intimo e rassicurante. CASA lo diventera', con il tempo e un po' di pazienza - dote a me sconosciuta -, forse appena mi lascero' andare, appena accettero' completamente la mia nuova vita. Oggi sono malinconica, forse sbalestrata. Sara' la para del jet lag? ... Mentre ero a Philadelphia mi sentivo in vacanza, ora non so come mi sento. Il fatto di non avere un ruolo sociale (alias un lavoro) mi pesa ancora, ma sicuramente quello che mi pesa di piu' e' non sapere ancora qual e' il mio posto nel mondo, CASA, appunto. E non in senso fisico/geografico, nel senso di anima. Sono venuta qui, in Spagna, per ritrovare la mia fiamma, la mia passione verso le cose, e in particolare verso qualcosa che so che mi sta aspettando ma ancora non conosco o non riconosco. Oggi sono moody, mi prendo un po' troppo sul serio e mi annoio da sola. Ma domani, e' un altro giorno...
lunedì 11 ottobre 2010
celebrando
Oggi, 11 ottobre, si festeggia il primo meseversario dello sbarco a Madrid di me medesima. Era l'11 settembre del 2010 quando muovevo verso nuovi lidi con i miei compagni di viaggio: il niño - il mio fidanzato - e la niña - il van del niño -, lasciando la citta' della Madonnina dopo ben cinque anni di permanenza. E, mi perdonera' la suddetta sacra istituzione, se quel giorno accompagnavo la mia dipartita con insulti e minacce di morte verso ignoti causa furto di: portafoglio, cellulare e chiavi di casa. La mudanza, ovvero il trasloco in lingua castellana, e' andato bene. diciassette ore di guida in un giorno e mezzo.. 'na mazzata. Carichi come muli siamo partiti da via Pecchio con la mia vita chiusa in qualche scatola e due valige. Esssiiiii, mi piace essere un po' drammaticaaaaa, abbandonarmi alla malinconiaaaaa. E vi diro' di piu', da quando sono qui, in Calle Soler, mi ritrovo passeggiando nel soggiorno, guardando e accarezzando pateticamente i libri raccolti negli anni passati a Mondadori - alcuni mai scartati dal celophan - cosi' come i cd e i dvd.. Non parliamo poi della vista -e contatto - con la serie di Lady Oscar, che incrementa il moody in maniera esponenziale visto che rimanda, oltre che all'Italia, anche alla mia infanzia.
Comunque, tornando alla celebrazione, oggi mi sono resa conto che, a distanza di un mese (di cui 10 giorni passati in Italia per le beghe del portafoglio, etc.. e vedi sopra) quello che sto vivendo non e' una vacanza, non e' un viaggio studio e non e' l'Erasmus! E perche'? Le risposte sono varie e plausibili ma, la piu' esauriente e rappresentativa per me, e' che questa non e' una condizione provvisoria. Non si torna a casa prima o poi. Non sono a Padova a studiare all'Universita' e quando mi laureo back to Busto, non sono a Bruxelles a fare l'orgasmus e tanto meno non sono a fare la turista in Marocco. No, qui c'e' sapore di qualcosa di piu' definitivo e questo, francamente, mi terrorizaaaaaa. Perche' infondo, avere una gamba fuori dal tavolo e' sempre rassicurante.. o no?
Comunque, tornando alla celebrazione, oggi mi sono resa conto che, a distanza di un mese (di cui 10 giorni passati in Italia per le beghe del portafoglio, etc.. e vedi sopra) quello che sto vivendo non e' una vacanza, non e' un viaggio studio e non e' l'Erasmus! E perche'? Le risposte sono varie e plausibili ma, la piu' esauriente e rappresentativa per me, e' che questa non e' una condizione provvisoria. Non si torna a casa prima o poi. Non sono a Padova a studiare all'Universita' e quando mi laureo back to Busto, non sono a Bruxelles a fare l'orgasmus e tanto meno non sono a fare la turista in Marocco. No, qui c'e' sapore di qualcosa di piu' definitivo e questo, francamente, mi terrorizaaaaaa. Perche' infondo, avere una gamba fuori dal tavolo e' sempre rassicurante.. o no?
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